Latina, la Plasmon sarebbe intenzionata a cedere il marchio, preoccupazione per l’occupazione

Latina, la Plasmon sarebbe intenzionata a cedere il marchio, preoccupazione per l’occupazione

21 Febbraio 2025 0 Di Felice Pensabene

LATINA – Forte preoccupazione per le indiscrezioni apparse sulla stampa circa la chiusura o un’eventuale cessione del marchio. In molti, dopo le anticipazioni apparse su “Il Sole 24 Ore”, si chiedono se la Plasmon di Latina sia davvero in vendita? Preoccupazioni per il futuro dello storico stabilimento di Latina. Sindacati ed esponenti politici si stanno mobilitando, preoccupati che un possibile passaggio di proprietà comporti una crisi occupazionale per i lavoratori dello storico stabilimento di Latina. Attualmente la Plasmon, lo storico marchio di alimenti per l’infanzia, è attualmente di proprietà della multinazionale Kraft Heinz. Secondo indiscrezioni di settore, la multinazionale Kraft Heinz avrebbe dato un incarico esplorativo ad una banca di investimento per valutare acquirenti per Plasmon. Voci vorrebbero tra i potenziali interessati all’acquisto il gruppo alimentare italiano Newlat Food e il fondo di private equity tedesco Aurelius. Newlat Food è una delle maggiori aziende del settore alimentare che fa capo alla famiglia Mastrolia.

Un anno e mezzo fa la Heinz ha deciso di spostare all’estero la produzione Plasmon di latte in polvere e liquido che si produceva nello stabilimento parmense di Ozzano Taro. Ad acquistare lo stabilimento è stata proprio Newlat Food, che vi continua la produzione di latte per bambini per conto Abbott. Lo stabilimento di Latina, che produce biscotti e omogeneizzati Plasmon, è invece ancora di proprietà di Heinz. Plasmon non rappresenta semplicemente un brand, ma un pezzo della tradizione alimentare del nostro Paese, con un forte radicamento industriale e un ruolo strategico nel mercato del baby food.

Gli interrogativi sono tanti e quelli di sempre che da diversi anni circolano nel Lazio, ma in generale nell’intero Paese, con le ripercussioni sull’occupazione. Le domande che in questo caso, come in tutti gli altri siti produttivi della nostra regione sono: continuerà la produzione o si assisterà alla sua delocalizzazione all’estero, verso lidi più convenienti? Verranno mantenuti gli stessi livelli occupazionali o ci sarà un ridimensionamento? La vicenda non mancherà di arrivare alla ribalta nei prossimi mesi e accrescerà le preoccupazioni di molte famiglie.